L’alveare è una delle strutture sociali più avanzate in natura, al pari dei formicai. Una società dove ogni individuo ha il suo compito, che porta avanti con dedizione e passione, affinché tutto funzioni perfettamente e la vita della famiglia a cui appartiene prosegua e vada avanti per numerose generazioni. Sapere come funziona un alveare è un’esperienza affascinante, che ci fa capire quanto la natura possa essere perfetta.

Veramente una straordinarietà, soprattutto se pensiamo che tutta questa organizzazione è frutto di un istinto innato, che nei secoli ha portato le api a un livello di efficienza dove tutto è calcolato, pensato con uno scopo ben preciso e ottimizzato per la situazione in cui ci si trova.

Un esempio? Lo sapevate che i favi di un alveare sono di forma esagonale perché l’esagono perfetto è la figura geometrica (a parte il cerchio) dove il rapporto tra perimetro e area è più vantaggioso? Infatti, dato che il favo deve essere costruito con la cera che le stesse api devono produrre, è importante ottenere celle il più grandi possibili, ma che allo stesso tempo non costringano a una super produzione di materiale per crearle. In questo senso, l’esagono è la figura che meglio si adatta a questo scopo!

In questo contesto, il processo con cui le api nascono, crescono e vivono è un’altra incredibile storia di organizzazione, dove si sviluppa anche una vera gerarchia sociale, dove – ovviamente – l’ape regina è in cima alla piramide.

 

Come funziona un alveare: un ciclo di vita delle api

Siamo partiti da una domanda che forse in molti si saranno fatti: chi determina l’ape regina? Il racconto di Giovanni Torri ci ha dimostrato come un alveare sia una struttura sociale organizzata, dove poco (o niente) è lasciato al caso.

Nel momento in cui – per mille motivi – la vecchia ape regina (la “padrona di casa”) abbandona il suo alveare con la sua famiglia, facendo quello che in gergo si chiama “sciamatura”, lascia nello stesso alveare un discreto numero di uova (un’ape regina può deporre circa 2000 uova al giorno).

Nel momento in cui nell’alveare non c’è la regina, le api che non hanno fatto parte della sciamatura sanno per istinto che devono “ricreare” una regina perché altrimenti ci sarebbe morte certa per loro. Le api, infatti, muoiono dopo 30 giorni e senza l’ape regina quindi la famiglia andrebbe a finire perché non ci sarebbe più il ricambio generazionale, dato che la regina è l’unica in grado di deporre le uova.

Per creare una nuova regina, le api scelgono 10-30 uova tra le migliaia che hanno e, prima che nasca il bruco (cosa che avviene a tre giorni dalla deposizione), iniziano ad alimentarle a pappa reale, e non solo a miele e polline. Quello che determina la classe di un’ape è il cibo che riceve! Quindi se un bruco ha nella sua celletta solo miele e polline diventerà un’operaia, mentre se ha a sua disposizione pappa reale diventerà una regina. Il processo è irreversibile: non si torna indietro! La pappa reale infatti fa sviluppare l’ape in modo molto maggiore rispetto al semplice miele: per questo motivo l’ape regina è l’unica in grado di deporre le uova. Solo i bruchi che mangiano pappa reale riescono a sviluppare gli organi atti alla deposizione.

La pappa reale, inoltre, fa in modo che il bruco dopo dieci giorni sia un vero e proprio “gigante”, molto più sviluppato di tutti gli altri che si sono nutriti a polline.

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